Sono a Roma. Nel senso che ci vivo, nella mia minuscola casa di 2 stanze + cucina, bagno e mini-ingresso in uno dei quartieri migliori che avessimo mai potuto aspettarci. Siamo a S.Giovanni, dietro casa nostra abitano Riccardo Scamarcio e la Golino (non che me ne importi, figuriamoci, al massimo potrei chiedere loro di pagare anche una parte del MIO affitto)!!
Studio cinese a Sani. L'ex caserma Sani, ossia la mia fissazione dell'ultimo periodo. Non so perchè già adoro così tanto quel posto. La gente non è un granchè (tra emo e pseudo-gothic lolita ne abbiamo fino all'orlo), il posto è isolato dal resto del mondo universitario... però è il mio piccolo mini-habitat, stare stravaccata con una birra,un tramezzino e il libro di cinese sotto la statua del famoso papero (che prima o poi scoprirò cos'è veramente)!
Roma invece è il mio maxi-habitat naturale. Il caos? Chi lo sente?
E' tutta una questione mentale, il caos è oggettivo, ma può trasformarsi in una flebile percezione semplicemente chiudendo la mente intorno alle cose necessarie in quel momento, senza starsi a stressare perchè c'è tanta gente. La gente non ti si caca, tu non te la cachi, e finisce così. C'è traffico, ma basta che aspetti il semaforo verde e passi. Anche nel mio piccolo paese di 3500 abitanti era così. C'è tanta gente in metro, ma tu sei da solo quindi un posticino per infilarti lo trovi. Non era così semplice trovare un posticino nell'unico autobus che passava in tutta la mattinata nel mio paesino di 3500 persone. In università, solo nel mio corso, siamo 300 persone. Ma qui ho conosciuto persone con cui sto cominciando ad intessere rapporti interessanti. Non era così nella mia classe di 20 persone, che odiavo e non riuscivo a sopportare, da cui volevo scappare e non potevo perchè erano sempre e solo quelle asfissianti 20 persone.
Bisogna mutare, cambiare, evolversi. Non bisogna rimanere fissi e statici in un posto solo. Vedo la mia vita in continuo movimento, prima o poi finirà anche il periodo di Roma e inizierà quello di Pechino, o di Seoul, o di Taipei. E allora lì ricomincerò a scrivere sul blog, e magari scriverò qualcosa di più intelligente di quello che sto scrivendo adesso. Il mutamento va segnato come un periodo di transizione da una fase all'altra della propria vita, del proprio evolversi continuo e costante nella linea che tanto, prima o poi, si spezzerà. E se deve spezzarsi così presto rispetto a tante altre linee nell'universo (come quelle della vita della Terra, del Sole, della Via Lattea), tanto vale viverla appieno, godersi quello che si vuole come si vuole, senza inutili finzioni come il "vivere nel presente e non nel passato o nel futuro" perchè no, io voglio vivere sia nel presente, sia nel passato, sia nel futuro. Altrimenti non è una vita piena e intera. Non è consapevole, è solo un esistere, un respirare rendendosi conto di quell'attimo, ma isolandosi in quell'attimo che così perde tutto il significato che avrebbe se fosse rapportato ad altri atti nello spazio-tempo.
Sto divagando un pò troppo!
La mia evoluzione mentale mi richiede di abbandonare questo stupido computer e continuare la mia vita al di fuori del virtuale.
Click.
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bye!